Un anno a bordocampo: seguire una sola squadra è la miglior palestra per un fotografo sportivo
Spesso, chi si avvicina alla fotografia sportiva viene catturato dalla “frenesia dell’evento”. Si cerca il torneo più grosso, la partita di cartello, l’azione spettacolare fine a sé stessa. Si salta da un campo di basket a una pista di atletica, accumulando gigabyte di scatti tecnicamente validi che però, alla fine, faticano a dialogare tra loro.
Come redazione di SPORTSHOTS, osserviamo quotidianamente portfoli e notiamo una costante: i lavori più potenti non sono quasi mai quelli che rincorrono il grande campione, ma quelli che scavano in profondità.
Oggi vogliamo consigliare un cambio di prospettiva radicale. Una sfida tecnica e narrativa che consideriamo fondamentale per la crescita di ogni fotografo: scegliere una sola squadra locale e seguirla per un’intera stagione.
Non parliamo di diventare i fotografi ufficiali retribuiti di un top club, ma di dedicare un progetto personale a un gruppo di atleti della propria provincia — che sia la squadra di rugby di serie C o il basket femminile under 18 — seguendoli dalla preparazione estiva fino all’ultima giornata.
Ecco perché crediamo che questo approccio sia la miglior palestra tecnica possibile.
1. Anticipare l’azione: il vantaggio della conoscenza
La tecnica fotografica nello sport non si limita alla gestione dei tempi di scatto o dell’autofocus continuo. È soprattutto previsione. Cambiando soggetto ogni domenica, il fotografo è costretto a reagire a ciò che vede, spesso arrivando con una frazione di secondo di ritardo. Seguendo sempre la stessa formazione, invece, si impara a prevedere le dinamiche di gioco.
Dopo qualche partita, si memorizzano i movimenti: si sa che quel playmaker tende a scaricare palla a sinistra sotto pressione, o che quel difensore entra sempre in scivolata in un determinato modo. Questa conoscenza permette di posizionarsi meglio a bordocampo, di pre-focheggiare o di scegliere l’obiettivo giusto prima ancora che l’azione avvenga. Le foto passano così dalla semplice “documentazione” alla cattura del momento decisivo.

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2. Accesso e fiducia: diventare invisibili
Uno degli ostacoli maggiori per chi scatta nei campionati minori è essere percepito come un corpo estraneo. Quando si diventa una presenza fissa, accade qualcosa di fondamentale: il fotografo diventa “trasparente”.
- L’allenatore smette di preoccuparsi della presenza dell’obiettivo nei momenti di tensione.
- Gli atleti smettono di “posare” o di irrigidirsi.
- Spesso si ottiene l’accesso a zone solitamente off-limits, come gli spogliatoi nel pre-gara o il tunnel d’ingresso.
È in questi frangenti che nascono le immagini più autentiche, quelle che cerchiamo di valorizzare nella nostra rubrica Scatti dal Campo. Immagini che non raccontano solo il gesto tecnico, ma l’umanità, la fatica e la passione della provincia sportiva.
3. Costruire una narrazione (lo Storytelling)
Scattare singole foto slegate è relativamente semplice. Costruire una storia coerente è la vera sfida. Seguire una stagione costringe a ragionare in termini di racconto, un requisito che sottolineiamo sempre nelle nostre linee guida per l’invio delle foto.+2
- L’inizio: L’entusiasmo della preparazione, le maglie ancora pulite, i volti distesi.
- Lo svolgimento: Il fango, la fatica, gli infortuni, le esultanze rabbiose e le delusioni cocenti.
- La fine: L’epilogo, che sia una coppa alzata in un palazzetto di periferia o una retrocessione amara.
Quando si presenta un lavoro, la “coerenza narrativa” ha un valore immensamente superiore rispetto a un portfolio misto e generico . Raccontare l’evoluzione di un gruppo crea empatia e trasforma una serie di file jpg in un documento sportivo.

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4. Coerenza visiva: la sfida dell’editing
Dal punto di vista tecnico, un progetto a lungo termine obbliga a mantenere uno stile di post-produzione costante, evitando di alternare stili troppo diversi. Se le foto di settembre hanno colori saturi e contrasti forti, e quelle di gennaio sono in bianco e nero morbido, il progetto finale perderà forza.
Bisogna imparare a gestire condizioni di luce drasticamente diverse (il sole di fine estate contro i riflettori spesso inadeguati delle palestre invernali) mantenendo lo stesso “look & feel”. È un esercizio di post-produzione avanzato che aiuta a definire la propria identità stilistica. Ricordiamo sempre il nostro consiglio pratico: evitare di mescolare colore e bianco e nero nella stessa selezione, a meno che non ci sia una scelta narrativa forte e giustificata.
5. Cosa fotografare quando si conosce tutto?
La ripetizione può sembrare noiosa, ma è una grande maestra. Alla decima partita nello stesso impianto, si ha l’impressione di aver già fotografato tutto. È proprio qui che la tecnica fa un salto di qualità. Per non ripetersi, si è costretti a uscire dalla comfort zone:
- Cambiare prospettiva (salire sugli spalti, stendersi a terra).
- Sperimentare con i tempi lenti (panning) per dare dinamismo.
- Concentrarsi sui dettagli (mani, scarpini, sguardi, il pubblico).

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Conclusione: Valorizzare lo sport vero
Non serve l’accredito per la Serie A per realizzare un lavoro da professionisti. Spesso, anzi, è proprio nei campionati minori che si trovano le storie più genuine, quelle che i grandi media trascurano ma che meritano di essere raccontate.
Il nostro invito è semplice: trovate una realtà sportiva vicino a casa, offrite le vostre immagini al club e iniziate a documentare la loro stagione. Quando avrete raccolto quelle 15-20 immagini che raccontano davvero “chi sono”, noi di SPORTSHOTS saremo felici di vederle.
La sezione Scatti dal Campo nasce proprio per questo: dare spazio a chi sa guardare lo sport dove gli altri non guardano.
