James Startt: trent’anni a fotografare il ciclismo come nessun altro
C’è un’immagine che dice tutto su James Startt: il peloton del Paris-Nice 2018 che sfreccia davanti a una fila di aerogeneratori, ridotto a una striscia colorata e orizzontale che galleggia nel grigio del cielo francese. Non c’è un campione in primo piano, non c’è un’azione decisiva. C’è il ciclismo come paesaggio, come fenomeno visivo, come qualcosa che appartiene al territorio e non solo alla corsa. È una foto che un cronista sportivo non avrebbe mai fatto. Startt sì, perché il suo sguardo viene da un altro posto.
Un americano a Parigi con una bici e una macchina fotografica
Startt è arrivato in Europa negli anni Novanta, attratto dalla tradizione artistica parigina e dal fatto che il cuore del ciclismo professionistico batteva qui, non in America. Ha studiato storia dell’arte all’Indiana University, con una concentrazione in fotografia, e la sua passione originale era la street photography — Garry Winogrand e William Klein come riferimenti, non i fotografi sportivi.
Oggi è un veterano di 35 Tour de France, ha vinto due volte i World Sports Photography Awards e ha collaborato con pubblicazioni come Bicycling Magazine, Peloton e Rouleur. Le sue fotografie sono apparse su Vanity Fair, International Herald Tribune, El Mundo e Libération, e il suo lavoro è stato esposto alla Bibliothèque Nationale de France e al Chicago Museum of Contemporary Photography. Non è una carriera costruita sugli sprint: è una carriera costruita sulla fedeltà a uno sport e a un luogo

La firma visiva: il movimento come protagonista
Quando si guarda il portfolio di Startt, la prima cosa che colpisce è che le sue foto non fermano il ciclismo — lo raccontano in movimento. Non è una scelta casuale.
Quando ha iniziato, la tendenza nel fotogiornalismo sportivo era congelare l’azione. Startt ha fatto il contrario: il ciclismo è tutto movimento, e lui ha cercato di catturarlo come tale. Spesso lascia i corridori sfumare nell’immagine, usando tempi lunghi, a volte con un fill flash per bilanciare le luci, a volte mettendo a fuoco qualcosa di statico — un muro, una folla — e lasciando che i ciclisti attraversino il fotogramma come presenze sfocate.
Il risultato è uno stile che si avvicina più alla fotografia d’autore che alla documentazione di gara. Colori che respirano, composizioni costruite con cura, una sensibilità per la luce e l’ambiente che ricorda certi lavori di reportage geografico. La foto del peloton sotto gli eoliani è un esempio perfetto: il soggetto sportivo diventa elemento compositivo, quasi astratto.
Ma Startt sa anche avvicinarsi. La sua serie “In The Buses”, avviata nel 2004, porta il lettore nei pullman delle squadre prima della partenza — momenti rari e silenziosi dove i corridori si preparano alla gara, una combinazione di reportage e ritratto che nessun fotografo da bordo strada può ottenere. Per farlo ci vogliono anni di fiducia costruita con team e atleti.

Il ciclismo non finisce sul traguardo
C’è un’altra serie che definisce bene l’approccio di Startt: “After the Line”, dedicata ai corridori nei secondi immediatamente dopo l’arrivo — non solo chi vince, ma chi arriva esausto, vuoto, incredulo. È una scelta editoriale precisa: lo sport non è solo il momento della vittoria.
Come ciclista che ha gareggiato per quasi un decennio a buon livello, Startt sa bene che il ciclismo raramente riguarda il vincere. Questa consapevolezza si sente nelle sue fotografie — c’è interesse per le emozioni meno ovvie, per i volti che non compaiono sui giornali del giorno dopo.
È quello che lo separa da molti fotografi di sport: conosce il ciclismo dall’interno, e questo si traduce in un’attenzione diversa, in un posizionamento diverso, in una selezione di momenti che il pubblico generalista non cerca ma che chi ama davvero questo sport riconosce subito.
Il paesaggio entra in campo
Guardare le sue foto è anche un’ottima lezione sull’uso del contesto. Startt non inquadra solo i corridori — inquadra il mondo in cui corrono. Il suo lavoro mescola in modo naturale passione per la corsa, reportage, ritratto e paesaggio.
La foto del peloton che parte da Firenze davanti al Duomo — nel Tour de France 2024 — mostra questa capacità di trasformare un luogo iconico in qualcosa di più: la folla, la luce piatta d’estate, la geometria della piazza che contiene e amplifica il colore dei corridori. È una foto geografica tanto quanto sportiva.
La stessa cosa vale per l’immagine dalla macchina della Visma, ripresa attraverso il parabrezza con gli specchietti come cornice involontaria: un punto di vista che altri avrebbero ignorato, e che invece diventa la chiave di lettura di un intero momento della corsa.

Lo sguardo che viene da altrove porta lontano
La lezione più concreta che si porta a casa guardando il lavoro di Startt è questa: non cercare i tuoi riferimenti solo nel ciclismo. Il suo stesso consiglio a chi vuole fotografare le corse è di guardare ad altri mondi — la fotografia di moda, il paesaggio, la crime photography, la street — e capire cosa si può importare da quei mondi nel contesto sportivo.
Startt ha preso dalla street la sensibilità per il dettaglio laterale e per il momento rubato. Ha preso dalla fotografia d’arte una cura per la composizione che va oltre il gesto atletico. Ha combinato tutto con una conoscenza profonda dello sport e dei suoi ritmi. Il risultato è un archivio visivo che non assomiglia a nessun altro.
Che si lavori con un tele a bordo strada o con un grandangolo dentro un pullman, c’è sempre qualcosa nei suoi scatti che vale la pena studiare.

Dove seguire James Startt
Il sito ufficiale è jamesstartt.com, dove si trovano i portfolio di ciclismo, ritratti, street photography e i suoi lavori in bianco e nero.
Su Instagram è @jstartt.
