Andrew D. Bernstein — L’uomo che ha fotografato la NBA per quarant’anni
Il fotografo che fa parte della storia della NBA
Ci sono fotografi che coprono lo sport. E poi c’è Andrew D. Bernstein, che ha contribuito a costruire l’immagine visiva di uno sport intero.
Quando nel 1983 si presenta alla sua prima partita NBA — l’All-Star Game al The Forum — ha appena finito l’Art Center College of Design di Pasadena. Non ha ancora trent’anni. Da quel giorno non si è più fermato: quarant’anni sul parquet, dieci franchigie campioni immortalate, 38 Finals e All-Star Games coperti come fotografo senior della lega.
Nel 2018 la Naismith Memorial Basketball Hall of Fame gli assegna il Curt Gowdy Award, il riconoscimento più importante per i media del basket. È il secondo fotografo nella storia a riceverlo. Quando vedi quel curriculum, capisci subito perché vale la pena fermarsi sul suo lavoro.

La sua firma visiva: accesso, fiducia, prossimità
Guardare le fotografie di Bernstein non è come guardare quelle di un fotografo che lavora dall’esterno verso l’interno. È l’opposto. Lui è già dentro — nello spogliatoio, sul parquet durante il riscaldamento, a bordo campo nei momenti che non finiscono mai sui giornali.
Il suo stile è costruito su un elemento che non si impara su un manuale: il rapporto personale con gli atleti. Bernstein ha trascorso decenni accanto agli stessi giocatori, stagione dopo stagione. Questo gli ha permesso di accedere a momenti che altri non vedono — la celebrazione nello spogliatoio, lo sguardo prima dell’uscita in campo, l’abbraccio dopo il titolo.
Non è solo una questione di posizionamento fisico. È il risultato di un investimento umano nel tempo. Quando Kobe Bryant ritira i suoi numeri allo Staples Center nel 2018, Bernstein è l’unico fotografo ad avere un accesso one-on-one con lui prima della cerimonia. Non è fortuna. È la conseguenza di anni di rispetto reciproco.
Sul piano tecnico, Bernstein ha anche una storia da raccontare: è stato tra i pionieri nell’uso del Flash Wizard II, un sistema che ha rivoluzionato la fotografia d’azione indoor usando trigger e strobe remotizzati. Qualcosa che oggi diamo per scontato, ma che negli anni ’80 ha cambiato le regole del gioco per tutti i fotografi che lavoravano nei palazzetti. Nel 1986 è stato inoltre tra i fondatori di NBA Photos, ancora oggi il punto di riferimento mondiale per il licensing della fotografia NBA.

Cosa possiamo imparare da lui
La lezione di Bernstein è scomoda, ma è reale: la fotografia sportiva migliore nasce dalla relazione, non solo dalla tecnica.
Possiamo avere il corpo macchina più veloce, l’obiettivo più luminoso, la posizione perfetta a bordo campo. Ma quello che ci insegna Bernstein è che il vero accesso — quello che produce immagini che nessun altro può fare — si costruisce nel tempo, con rispetto, con presenza costante.
Lui non era il fotografo che arrivava, sparava mille scatti e andava via. Era quello che conosceva i giocatori per nome, che capiva i loro ritmi, che sapeva quando era il momento di alzare la macchina e quando no. E questo trasparisce nelle sue immagini: c’è un’intimità che non si può simulare.
Una cosa concreta che portiamo a bordo campo: presentarsi sempre, anche quando non si viene pagati per farlo. Bernstein ha iniziato a frequentare gli uffici PR dei Lakers da studente. Non aspettava l’incarico ufficiale — si faceva conoscere. Quella presenza costante lo ha portato alla sua prima commissione NBA. È una lezione di metodo prima ancora che di fotografia.
C’è anche un elemento più tecnico che vale la pena sottolineare: la sua capacità di lavorare allo stesso livello sia nell’azione che nel ritratto. Scorrendo il suo portfolio editoriale si vedono scatti esplosivi da gioco e poi ritratti intensi, statici, costruiti. Non è scontato — molti fotografi sportivi eccellono in uno dei due registri. Bernstein domina entrambi, e questo lo rende un modello completo.
Vale anche la pena ricordare che era il fotografo esclusivo del Dream Team del 1992 — probabilmente la squadra di basket più iconica della storia. Avere accesso esclusivo a Jordan, Magic e Bird in quello specifico momento storico non era solo un privilegio: era la conferma che il lavoro di costruzione delle relazioni aveva pagato nel modo più grande possibile.

Dove seguirlo e approfondire
Andrew D. Bernstein è uno di quei fotografi il cui archivio vale ore di studio. Se siete appassionati di basket — e se leggete SPORTSHOTS probabilmente lo siete — guardare le sue immagini non è solo un esercizio estetico. È capire come la fotografia sportiva abbia contribuito a costruire la mitologia di uno sport.
Il suo sito ufficiale raccoglie il portfolio editoriale, commerciale e una sezione dedicata ai clienti: adbapi.com. Vale la pena esplorare anche il progetto Legends of Sport, il podcast che conduce e che racconta la storia dello sport attraverso le fotografie — disponibile su Spotify, Apple Podcasts e YouTube.
