150-600mm contro 100-400mm: quale tele per il campo
Due classi di super-tele zoom a confronto: il versatile 100-400 e l’estremo 150-600. Peso, luminosità, distanza e scenari reali per scegliere la focale giusta.
C’è un momento preciso in cui ogni fotografo sportivo si pone la domanda. Di solito accade a bordo campo, quando l’azione si sposta sul lato opposto e il soggetto, fino a un attimo prima perfettamente inquadrato, diventa una macchia distante che nessun ritaglio potrà salvare. È lì che nasce il dubbio: serve più portata? E con essa arriva la scelta che divide il mondo dei super-tele zoom in due famiglie ben distinte. Da una parte i 100-400mm, maneggevoli e precisi. Dall’altra i 150-600mm, ingombranti ma capaci di avvicinare ciò che sembra irraggiungibile.
Non esiste una risposta universale. Esiste la risposta giusta per come e dove si fotografa. Mettiamo le due classi una di fronte all’altra, senza tifoserie.

Il contesto d’uso: dove finisce un campo e dove inizia uno stadio
La prima domanda da farsi non riguarda l’obiettivo, ma il luogo. Un campo da rugby o di calcio dilettantistico, dove ci si può avvicinare alla linea laterale, è un terreno radicalmente diverso da uno stadio di atletica con la pista che tiene a distanza, o da un impianto professionistico dove le postazioni fotografiche sono fisse e spesso lontane.
Su un campo dove si è vicini all’azione, un obiettivo 100-400mm per fotografia sportiva copre la quasi totalità delle situazioni. La mischia di rugby a venti metri, lo scatto del centravanti, il volto del pilota nel paddock: la forbice 100-400 permette di passare dal mezzo busto al primo piano senza cambiare posizione, qualità preziosa quando l’azione cambia ritmo in mezzo secondo.
Quando invece la distanza aumenta — il salto in lungo visto davanti alla tribuna, il portiere all’estremità opposta, il finish dei 200 metri — i 400mm cominciano a stare stretti. Qui entra in gioco la riserva di portata dei 150-600.

Le caratteristiche chiave: peso, luminosità, portata
Il peso è il primo dato concreto. Un 100-400 moderno si aggira tra gli 1,1 e gli 1,4 kg. Un 150-600 supera quasi sempre i 2 kg, sfiorando in alcuni casi i 2,7. Sembra una differenza trascurabile finché non si passano tre ore a bordo campo con la macchina sollevata. Sul lungo periodo, il peso non stanca solo il braccio: rallenta i riflessi, e nello sport il riflesso è tutto.
La luminosità racconta un’altra verità scomoda. La maggior parte dei 100-400 arriva a f/5.6 a fine corsa; molti 150-600 scendono a f/6.3 a 600mm. Mezzo stop di differenza che, sotto i riflettori di uno stadio o in una giornata nuvolosa, costringe ad alzare gli ISO e a fare i conti con il rumore. Nessuna delle due classi è un campione di luminosità: chi cerca f/2.8 deve guardare ai tele fissi, altra fascia di prezzo e di peso.
La portata, infine, è il motivo stesso per cui i 150-600 esistono. Quei 200mm in più non sono un dettaglio: cambiano la grammatica delle immagini, comprimono i piani, isolano il soggetto dallo sfondo con una forza che il 400mm non possiede.

Pro e contro, senza sconti
Il 100-400 vince in maneggevolezza, rapidità di messa a fuoco, qualità ottica costante lungo tutta l’escursione e trasportabilità. È l’obiettivo che si porta senza pensarci, quello che resta montato. Il limite è uno solo, ma pesante: quando serve portata, non c’è.
Il 150-600 vince in autonomia. Rende indipendenti dalla distanza, permette di lavorare da postazioni scomode e di riempire il fotogramma là dove altri devono ritagliare. In cambio chiede sacrifici: peso, ingombro, un monopiede quasi obbligatorio per le sessioni lunghe, una messa a fuoco talvolta meno reattiva alle focali estreme e una qualità ottica che a 600mm tende a calare leggermente rispetto al centro dell’escursione. E l’estremità corta, quei 150mm di partenza, può lasciare scoperti quando l’azione arriva addosso.

Lo scenario reale: una giornata sul campo
Pensiamo a una situazione concreta. Le foto del Milano Rugby Festival 2026 , evento che ogni anno raduna decine di squadre su campi affiancati, raccontano bene il dilemma. Su quei terreni ci si può muovere, avvicinare, seguire l’azione da posizioni diverse: è il regno naturale del 100-400, che lascia leggeri e pronti a spostarsi da una meta all’altra senza perdere un’azione.
Sposta lo stesso fotografo a un meeting di atletica leggera, con la pista che lo tiene a dieci metri dall’ostacolo più vicino e a quaranta dal rettilineo finale: il 100-400 comincia a mostrare i limiti, i fotogrammi richiedono ritagli pesanti, e la compressione prospettica che rende plastici i volti dei saltatori in estensione semplicemente non c’è. È in quel contesto che il 150-600 smette di essere un lusso e diventa lo strumento giusto.
Vale anche la pena considerare la mobilità della postazione. Chi si sposta spesso durante l’evento — cambiando lato, seguendo le sostituzioni, cercando la luce migliore — troverà nel 100-400 un compagno più agile. Chi invece deve lavorare da una posizione fissa, come accade davanti alle tribune o nelle postazioni accreditate, può permettersi il peso extra del 150-600 senza penalizzare il proprio ritmo di lavoro.

La scelta giusta non esiste: esiste quella più adatta a te
Nessuno dei due obiettivi è superiore in senso assoluto. Il 100-400 è la scelta più versatile per chi fotografa sport di contatto, lavora vicino all’azione e si sposta molto durante la giornata. Il 150-600 è la scelta giusta per chi copre sport con distanze strutturalmente grandi — atletica, ciclismo, tennis, motori — o per chi lavora spesso da postazioni fisse e lontane.
Vale la pena anche considerare il corpo macchina. Un sensore APS-C moltiplica la focale di un fattore 1,5 o 1,6: un 100-400 su APS-C diventa di fatto un 160-640mm equivalente, avvicinandosi molto alle prestazioni di portata del 150-600 su full frame, con un peso e un ingombro decisamente inferiori. Non è una soluzione definitiva, ma è un dato che cambia i conti.
La domanda da farsi prima di acquistare non è “quale obiettivo è meglio” — è “dove fotografo la maggior parte delle volte, e a che distanza mi trovo dal soggetto”. La risposta a quella domanda vale più di qualsiasi confronto tecnico.
