Dentro l’Etihad: la giornata-tipo dei fotografi ufficiali del Manchester City
C’è un momento, un paio d’ore prima del fischio d’inizio, in cui l’Etihad Stadium smette di essere solo uno stadio da 53.000 posti e diventa qualcos’altro: un piccolo distretto produttivo di 32 ettari, tra campo, centro media e accademia giovanile, dove decine di persone lavorano già a pieno ritmo mentre gli spalti sono ancora vuoti. Tra queste persone c’è Tom Flathers, senior club photographer del Manchester City, e la squadra che coordina ogni sera di partita.
Il caso di Flathers racconta qualcosa che in Italia resta ancora raro: un club di calcio che assume fotografi a tempo pieno, non solo per il match ma per l’intero racconto visivo dell’attività commerciale e sportiva. Il Manchester City ha uno dei reparti fotografici più giovani della Premier League, e proprio per questo offre uno sguardo utile su come si organizza, oggi, la copertura fotografica di un grande club.
Un ingresso nel mestiere passato dal tennis
Flathers non arriva alla fotografia sportiva da un percorso lineare. Da ragazzo giocava a tennis a livello agonistico, e cercava un modo per restare dentro lo sport senza diventare scrittore o allenatore. Un contatto tra il suo coach e la dirigenza di Wimbledon gli apre la porta di uno stage con Bob Martin, storico fotografo del torneo londinese: tre giorni di affiancamento che, come racconta lo stesso Flathers, restano ancora oggi il riferimento del suo modo di lavorare.
Da lì, tre anni di gavetta per un’agenzia regionale inglese, poi nel 2016 un annuncio su LinkedIn cambia tutto: il Manchester City cerca un fotografo. Circa 400 candidature, cinque colloqui in otto settimane, e alla fine l’assunzione come fotografo junior. La promozione a senior club photographer arriva nel gennaio 2023.
È un percorso che vale la pena raccontare non per l’aneddoto in sé, ma perché mostra come i club stiano iniziando a selezionare profili giovani e adattabili, disposti a costruire un linguaggio visivo condiviso, piuttosto che fotografi già formati con abitudini difficili da cambiare.

Il briefing prima del fischio d’inizio
La copertura di una partita di Premier League non comincia al 90°, comincia molto prima. Il pullman della squadra che arriva allo stadio, lo show di luci, i mascotte con i giocatori, gli eventi promozionali attorno all’impianto: tutto va coperto, e tutto va assegnato. Il briefing pre-partita serve esattamente a questo, a dividere i compiti tra i membri del reparto fotografico e i freelance ingaggiati per la serata.
La squadra interna del City è composta da un responsabile che coordina il reparto, dal senior photographer e da tre fotografi più giovani, uno dei quali si occupa anche della selezione e dell’editing delle immagini in tempo reale. A completare il quadro, ogni sera arrivano due o tre freelance esperti, a seconda dell’importanza della partita.
Attorno a questo nucleo lavorano anche i fotografi della squadra ospite, delle agenzie internazionali e della stampa locale, in un ambiente che Flathers descrive come collaborativo più che competitivo: agenzie e club fanno un lavoro diverso, e la convivenza nella sala stampa — tra caffè, pause e battute — resta uno degli aspetti meno raccontati del mestiere.

Le posizioni a bordocampo si sorteggiano
Uno degli elementi più interessanti del sistema descritto da Flathers riguarda l’assegnazione delle postazioni. Le posizioni migliori — dall’alto, sopra il campo, o a bordo linea vicino alla bandierina del corner — sono limitate, e mentre il club di casa ha la priorità sulle proprie scelte, tutti gli altri fotografi partecipano a un sorteggio che si tiene nella sala comune circa un’ora prima del calcio d’inizio.
Chi viene estratto corre subito a montare l’attrezzatura nella posizione assegnata, spesso su uno sgabello pieghevole, esposto alle intemperie per l’intera partita. È un dettaglio che racconta bene quanto, dietro l’immagine pulita che arriva sui social del club, ci sia un lavoro fisico fatto di attesa, freddo e pioggia.
C’è anche un ruolo particolare, riservato a un solo fotografo per serata: seguire l’allenatore in panchina e cogliere ogni sua reazione a un gol o a un episodio di gioco. Conoscere le abitudini dell’allenatore — dove guarda, verso chi si gira dopo un gol — diventa parte del mestiere tanto quanto la tecnica di scatto.

Teleobiettivi, ma non solo
Sul campo, la squadra del City lavora prevalentemente con lunghi teleobiettivi, come prevedibile per la fotografia calcistica ravvicinata. Ma una parte della strategia visiva del reparto passa anche da ottiche più corte, usate per raccontare lo stadio, l’ambiente, il contesto attorno all’azione: una scelta stilistica introdotta negli ultimi anni e ormai condivisa da tutto il gruppo.
È un promemoria utile per chi fotografa sport a qualunque livello: il primo piano stretto racconta l’azione, ma il campo largo racconta il posto, l’atmosfera, la scala dell’evento. Alternare le due prospettive, invece di inseguire solo lo scatto ravvicinato, arricchisce la narrazione complessiva di una giornata di sport.

Il flusso di lavoro non si ferma al fischio finale
Un aspetto che distingue una squadra fotografica di club da un singolo fotografo freelance è il flusso di lavoro in tempo reale. Durante la partita, ogni immagine scattata viene trasferita via FTP ad alta velocità a un team di editor esterni, che selezionano e distribuiscono gli scatti agli utenti finali mentre la partita è ancora in corso.
Questo significa che il lavoro del fotografo non si esaurisce nello scatto: comporta anche un controllo costante di ciò che viene pubblicato, per restare allineati con quello che sta succedendo in campo. Il risultato è che il fischio finale, per la squadra del City, non è più il momento di massima pressione come un tempo — gran parte del lavoro di selezione è già stato fatto durante i 90 minuti.

Oltre il singolo scatto
Il valore del sistema descritto da Flathers non sta in un singolo trucco tecnico, ma nella struttura: ruoli chiari, posizioni negoziate, un linguaggio visivo condiviso e un flusso editoriale che funziona in tempo reale. Per un fotografo sportivo che lavora da solo, replicare questa organizzazione su piccola scala — pianificare le posizioni, alternare i piani, pensare al flusso di consegna prima ancora di scattare — resta uno degli insegnamenti più concreti che si possano portare a casa da una giornata come questa.
