Peak Design Everyday Backpack V2: lo zaino per il fotografo sportivo in trasferta
Un fotografo sportivo passa più ore a spostarsi che a scattare: treno all’alba, borsone in macchina, palazzetto da raggiungere a piedi con il materiale in spalla. Lo zaino, in quei momenti, conta quanto l’obiettivo. Il Peak Design Everyday Backpack V2 è tra i più citati dai fotografi in viaggio, ma la domanda per chi fa sport è un’altra: regge davvero il materiale che serve sul campo? La redazione ha messo a confronto la scheda ufficiale e tre recensioni indipendenti.

Che cosa dichiara Peak Design
Secondo la pagina ufficiale, lo zaino è disponibile nelle versioni da 20 e 30 litri. L’accesso rapido avviene dall’alto con la chiusura magnetica MagLatch, apribile con una mano, e dai due lati con cerniere descritte come resistenti alle intemperie. All’interno, divisori regolabili permettono di organizzare corpo macchina e obiettivi. Il marchio indica anche la garanzia a vita.
La scheda ufficiale parla di fotocamera e ottiche che ci stanno bene nel modello da 20 litri con i divisori inseriti, senza indicare quanti obiettivi o quale lunghezza massima. È un dettaglio da tenere presente: per lo sport, la lunghezza dell’ottica fa la differenza.
Cosa ci sta davvero, secondo le recensioni
La recensione di Photography Talk, sulla versione da 30 litri, descrive un corpo mirrorless con 24-70 f/2.8 montato, tre o quattro obiettivi in più, flash, batterie, un portatile da 16 pollici e un tablet. Un 70-200 f/2.8 entra se i divisori vengono disposti in un vano alto, anche se alcuni utenti lo tengono staccato dal corpo. I grandi tele, invece, sono giudicati una sistemazione poco adatta.
Il quadro è confermato da Shotkit, che segnala come alcuni lettori trovino poco sicuri i corpi professionali con ottiche grandi o corte, e da TechRadar, che parla di divisori adatti a ottiche più lunghe ma anche di vani fissi dove i corpi piccoli possono muoversi. Chi porta un 150-600 o un 100-400 per i campi grandi dovrà cercare altrove: la redazione ne ha parlato nel confronto 150-600mm contro 100-400mm.
Un altro punto emerso dalle prove riguarda l’organizzazione interna. TechRadar la definisce innovativa ma non immediata: serve qualche giorno per capire dove sistemare ogni cosa, e lo zaino non è pronto all’uso appena tolto dalla scatola. Shotkit aggiunge che la cintura in vita non è più inclusa, che le tasche interne sono meno varie rispetto alla versione precedente e che la tasca superiore diventa stretta quando c’è un portatile. Per chi esce con tutto il materiale la sera prima di una gara, meglio fare una prova di caricamento con calma.

Comfort, meteo e accesso
Sul peso le recensioni non coincidono del tutto: Photography Talk indica circa 1,8 chili a vuoto per il 30 litri, mentre Shotkit riporta circa 2 chili con i tre divisori. In entrambi i casi non è uno zaino leggerissimo. Gli spallacci imbottiti si fermano con i magneti quando non servono, ma TechRadar segnala fastidio sotto carichi elevati o in lunghe camminate, e la cintura in vita è un accessorio a parte secondo Photography Talk.
Il tessuto è idrorepellente, non impermeabile: regge pioggia leggera o moderata, mentre con acqua battente zip e cuciture possono cedere, con il fondo impermeabile utile per appoggiarlo a terra bagnata. L’apertura laterale è il punto forte per chi lavora: lo zaino si ruota davanti al corpo e si raggiunge l’obiettivo senza toglierlo. Shotkit avverte però di non aprire entrambi i lati insieme, per evitare che qualcosa scivoli fuori.
Per chi ha senso nello sport
Funziona bene per le trasferte con mirrorless, due o tre ottiche e un portatile: fotografia in palazzetto o in palestra con un 24-70 e un 70-200, reportage a bordo campo con attrezzatura leggera, uscite in treno o in aereo. Ha senso anche per chi lavora a storie sull’atleta: nello spogliatoio o nel ritratto ravvicinato per il sito web, un grandangolo e un 50 mm stanno comodi, con spazio per flash e batterie.
Ha meno senso per chi porta in giro tele lunghi e un monopiede, o per chi fotografa all’aperto sotto la pioggia: i recensori lo definiscono un buon compromesso urbano e da viaggio, non uno zaino da spedizione. In quel caso vale la pena guardare anche l’articolo sul monopiede per la fotografia sportiva per capire come distribuire il peso.
Una soluzione pratica, per chi alterna campi aperti e trasferte, è dividere il carico: lo zaino per corpo, ottiche corte, flash e portatile, e una borsa o un fodero a parte per il tele lungo da portare a bordo campo. Così il Peak Design lavora dove rende meglio, cioè in viaggio e negli ambienti chiusi, senza chiedergli ciò per cui non è nato.
Uno spunto prima di scegliere
Meglio provare lo zaino con il materiale vero, a casa, prima di una trasferta: corpo, ottiche, flash e portatile alla mano, e poi fare una camminata di mezz’ora. Se il tele non ci sta o i divisori vanno riarrangiati ogni volta, la risposta è già arrivata. Sul campo, un buon zaino è quello che non si nota.
