Diana Nyad — Cinquantatré ore per arrivare dall’altra parte
Un dito puntato verso Cuba
La mattina del 31 agosto 2013, Diana Nyad è in piedi sul bordo dell’acqua a Marina Hemingway, L’Avana. Ha 64 anni, una cuffia blu, gli occhiali da nuoto già calati. Alza un braccio e punta l’indice verso il largo — verso la Florida, 110 miglia a nord.
È il quinto tentativo della sua vita. Il primo era stato nel 1978. In mezzo, trentacinque anni e quattro fallimenti.
Quella fotografia — scattata di spalle, il corpo ancora asciutto, i fotografi sulla destra che la incorniciano — dice già tutto. Non c’è trionfo, non ancora. C’è solo una direzione.

I quattro fallimenti che contano più del quinto tentativo
La storia vera di Nyad non è la traversata riuscita. Sono quelle che non lo sono state.
Nel 1978, al primo tentativo, le correnti la spingono fuori rotta dopo 42 ore. Si ferma a 76 miglia dall’arrivo. Poi arriva il resto della vita: giornalismo, libri, radio pubblica. La traversata resta un’ossessione non risolta, messa in un cassetto ma mai dimenticata.
Nel 2011, a 61 anni, riprova. Il secondo tentativo si interrompe per un attacco d’asma prolungato. Il terzo, poche settimane dopo, per le punture delle box jellyfish — tra le meduse più velenose al mondo. Il quarto, nell’agosto 2012, per due tempeste e nove punture. Tre anni, quattro fallimenti, il corpo che cede ogni volta in modo diverso.
Ogni ritiro ha una causa diversa. Ogni ritiro richiede di ricominciare da capo.
Cinquantatré ore
Entra in acqua il 31 agosto. Nuota di notte sotto le stelle, poi sotto il sole, poi di nuovo di notte. Per tenere la mente in equilibrio canta canzoni — ne ha memorizzate decine. Pensa a Stephen Hawking. Conta bracciate.
Le fotografie scattate dal gommone di supporto durante la traversata hanno una qualità documentaristica cruda: nessuna luce cercata, nessuna messa in scena. C’è solo un punto scuro nell’oceano, con le luci della barca che lo seguono. L’oceano non è uno sfondo — è il soggetto. Nyad è una figura minuscola in un frame dominato dall’acqua, e quel rapporto di scala racconta da solo la natura di quello che sta facendo.
Tocca terra a Key West il 2 settembre 2013, alle 13:54. Cinquantatré ore e quarantaquattro minuti dopo la partenza.

Cosa si vede arrivando
Quando esce dall’acqua, il viso è tumefatto dal sale e dalle punture di medusa. Le labbra sono gonfie al punto da rendere le parole quasi inintelligibili. Gli occhi cercano un punto fisso dopo due giorni in cui non hanno visto altro che oceano.
Non assomiglia a una vincitrice. Assomiglia a qualcuno che ha attraversato qualcosa che non si dovrebbe attraversare.
Con la bocca piena di sale, dice tre cose alla folla: non arrendersi mai. Non essere mai troppo vecchi per inseguire un sogno. Ricordare che quello che sembra uno sport solitario richiede sempre una squadra. Le parole erano slurrate. La folla le sentì lo stesso.

Una storia che non ha una sola risposta
C’è un punto che Sportshots ha il dovere di non glissare: la traversata di Nyad non è mai stata ratificata ufficialmente. La World Open Water Swimming Association ha negato la certificazione per lacune nella documentazione e dichiarazioni contraddittorie dell’equipaggio. Il Guinness World Records, che aveva inizialmente certificato l’impresa, ha successivamente revocato il riconoscimento.
Nyad ha sempre respinto le critiche. Un rapporto indipendente del 2022, commissionato dalla stessa WOWSA, ha analizzato migliaia di fotografie e video concludendo che non esistono prove di irregolarità.
La questione resta aperta. Ma la grandezza di Nyad non dipende dalla ratifica. Dipende dai quattro fallimenti e dalla scelta di riprovare — a 64 anni, in mezzo all’oceano, senza gabbia anti-squali.
Dopo il 2013: un memoir, uno spettacolo, conferenze. Con Bonnie Stoll — alleata nella traversata e compagna di vita — ha fondato EverWalk, progetto non-profit che promuove il camminare come pratica quotidiana. Nel 2023 Netflix ha prodotto il film Nyad, con Annette Bening e Jodie Foster.Non ha smesso di muoversi. Ha cambiato oceano.
Quello che rimane, oltre la traversata e la controversia, è l’immagine di una donna che ha deciso che trent’anni di rimpianto erano abbastanza. Che ha ricominciato a 60 anni con la stessa ostinazione di quando ne aveva 28. Il risultato è ancora in discussione. La scelta non lo è.
Sul suo sito, Nyad racconta in prima persona quella traversata — e le quattro che non ce l’hanno fatta.

