Billie Jean King: la tennista che cambiò le regole del gioco
Houston, 20 settembre 1973. All’Astrodome una tennista di 29 anni sta per affrontare Bobby Riggs davanti a milioni di telespettatori. Si chiama Billie Jean King, e quella non è soltanto una partita: è la “battaglia dei sessi”, un incontro che cambierà il modo di guardare il tennis femminile e il peso delle donne nello sport. Per capirne il senso conviene partire da lontano, dai campi pubblici di una città californiana.
I campi pubblici di Long Beach
Secondo Britannica, Billie Jean King nasce a Long Beach, in California, il 22 novembre 1943, con il cognome Moffitt. Wikipedia ricorda che muove i primi passi sui campi pubblici gratuiti della città, dove prende lezioni gratuite dal maestro Clyde Walker.
È un inizio lontano dai circoli esclusivi. Da quei campi comincia una carriera che la porterà a vincere ovunque.

I numeri di una carriera
Vince dodici titoli del Grande Slam in singolare: uno agli Australian Open, uno al Roland Garros, sei a Wimbledon e quattro agli US Open. Sommando doppi e doppi misti, i titoli del Grande Slam diventano trentanove, come indicano sia Britannica sia Wikipedia, e a Wimbledon i titoli complessivi sono venti. Entra nella International Tennis Hall of Fame nel 1987.
I numeri raccontano la giocatrice, ma non spiegano ciò per cui è più ricordata. Come racconta History.com, già nel 1971 è la prima atleta donna a superare i centomila dollari di premi in un anno, un traguardo che mostra quanto, in quegli anni, il tennis femminile fosse pagato meno di quello maschile.
Nove donne e un dollaro
Il passaggio chiave arriva nel settembre 1970. Nove giocatrici, le cosiddette Original 9, firmano un contratto da un dollaro per disputare il Virginia Slims Invitational di Houston, un torneo organizzato con l’aiuto di Gladys Heldman, direttrice di World Tennis Magazine. Sono Peaches Bartkowicz, Rosie Casals, Judy Tegart Dalton, Julie Heldman, Kerry Melville, Kristy Pigeon, Nancy Richey, Valerie Ziegenfuss e la stessa King.
Wikipedia inquadra la rottura in modo preciso: nel settembre 1970 King e altre otto giocatrici rinunciano al Pacific Southwest Open, torneo dell’associazione tennistica, per giocare l’evento di Houston. È l’inizio di un percorso che porterà il tennis femminile a organizzarsi in proprio, con regole, premi e sponsor discussi direttamente dalle protagoniste.
Il gesto è clamoroso: le giocatrici scelgono di giocare fuori dal circuito ufficiale e si fanno fotografare mentre mostrano le banconote da un dollaro firmate sul contratto. Nel 1973, alla vigilia di Wimbledon, King contribuisce a fondare la Women’s Tennis Association, di cui sarà la prima presidente. Secondo History.com, per riunire le giocatrici ne radunò 63 in un albergo di Londra, il Gloucester Hotel.
Il percorso di King non si esaurisce con le vittorie in campo. Britannica la indica come fondatrice della World Team Tennis, il campionato a squadre miste, e il suo nome compare in ogni elenco di pioniere dello sport femminile. Per questo la sua storia viene spesso raccontata non attraverso i trofei, ma attraverso le battaglie fuori dal campo, dai contratti da un dollaro alle trattative sui montepremi.
La battaglia dei sessi
Il 20 settembre 1973 King affronta Bobby Riggs all’Astrodome di Houston, con un montepremi di centomila dollari. Gioca con le regole maschili, cioè al meglio dei cinque set, e vince 6-4, 6-3, 6-3. Secondo Wikipedia, la partita è seguita da circa 50 milioni di spettatori negli Stati Uniti e da circa 90 milioni in 37 Paesi.
Quella sera il tennis esce dal campo e diventa un evento pubblico. La vittoria non cancella le disuguaglianze, ma offre una prova difficile da ignorare: in un incontro che tutti guardano, a vincere è una donna.

Lo stesso anno, i premi uguali
Pochi mesi prima, nell’estate del 1973, King aveva minacciato di boicottare gli US Open se i premi femminili non fossero stati equiparati a quelli maschili. Gli organizzatori accettano, e secondo History.com sia il vincitore sia la vincitrice del singolare incassano venticinquemila dollari, grazie a una sponsorizzazione. Wikipedia presenta lo US Open come il primo torneo dello Slam a offrire premi uguali.
Nella storia dello sport, le conquiste di King sono state a lungo accompagnate da un’immagine più larga di quella del singolo match: un gruppo di giocatrici, una causa, un modo nuovo di chiedere rispetto. Il tennis di oggi, con tornei che pagano allo stesso modo uomini e donne nelle prove più importanti, deve molto a quella stagione.
Chi ha una macchina fotografica sul campo da tennis può imparare qualcosa dalla sua vicenda: le fotografie più significative di quel periodo non sono soltanto quelle del gesto tecnico, ma anche quelle che ritraggono il contesto, come le giocatrici con i dollari in mano o i momenti di incontro tra loro. Vale la pena, in ogni gara, tenere gli occhi aperti su ciò che accade ai margini.
Billie Jean King Cup
Nel 2006 il centro nazionale del tennis degli Stati Uniti prende il nome di USTA Billie Jean King National Tennis Center, e nel 2020 la Fed Cup viene ribattezzata Billie Jean King Cup. Britannica ricorda anche la Medaglia presidenziale della libertà, ricevuta nel 2009.
Per chi fotografa il tennis, la sua storia è un promemoria: dietro a ogni foto di una vittoria c’è spesso un percorso che l’inquadratura non mostra. Il consiglio, sul campo, è raccontare anche ciò che accade intorno al gioco: la tribuna, il tabellone, gli sguardi.
