Clive Brunskill: quarant’anni di tennis raccontati da bordo campo
Clive Brunskill ha fotografato più di cento tornei del Grande Slam, dieci Olimpiadi estive e cinque invernali, sei finali dei Mondiali di calcio. Ma il nome che gli è rimasto addosso, dopo quarant’anni con Allsport prima e Getty Images poi, è uno solo: quello di fotografo del tennis. Tre volte nominato “International Tennis Photographer of the Year”, il suo obiettivo ha seguito da vicino l’intera epoca di Federer, Nadal e Djokovic, fino ad arrivare a quella di Alcaraz e Sinner.
Da Southport ai campi da calcio, prima del tennis
La passione di Brunskill nasce a 13 anni, tra skate park e partite di calcio locali nel Regno Unito. Dopo il diploma alla Southport College of Art and Design, il padre gli consiglia di lasciar perdere la fotografia e cercarsi un lavoro da ingegnere. Brunskill non lo ascolta, e nel 1982 muove i primi passi professionali nel settore.
Undici anni più tardi entra in Allsport, l’agenzia che nel 1998 confluirà in Getty Images. È lì che costruisce, torneo dopo torneo, l’archivio che oggi lo rende uno dei fotografi sportivi commerciali più celebrati al mondo.
Il salto ad Allsport e i primi cento Slam
Il centesimo Slam in carriera arriva all’Australian Open 2020: da allora la cifra è solo cresciuta. Nel mezzo, pubblicazioni su Time e Sports Illustrated, oltre a decine di testate internazionali in più di cinquanta paesi.
Gli anni tra il calcio e il tennis restano intrecciati: Brunskill lavora stabilmente anche su Champions League e campionati nazionali. Ma è il circuito ATP e WTA a definire la sua identità professionale, tanto da guadagnargli il Rolex Wimbledon Photograph of the Championships oltre ai riconoscimenti UK come Sports Photographer of the Year, sia nel 1989 (Kodak) che nel 1999 (Nikon).

L’attimo che vale una carriera
Chi fotografa tennis da quattro decenni sa che il colpo perfetto, quello che manca ancora, dice più di qualsiasi trofeo già in bacheca. Interpellato su quale scatto gli manchi davvero, Brunskill non ha dubbi: “Il colpo perfetto sarebbe probabilmente Roger Federer che si tuffa, perché non credo che si sia mai tuffato in tutta la sua carriera”.
Tra gli scatti già realizzati, uno in particolare torna spesso nei suoi racconti: Pat Rafter che si strappa la maglietta dopo aver battuto Tim Henman all’Australian Open 2001. “Rafter stava scherzando un po’, poi si è avvicinato e si è strappato la maglia. L’ho catturato proprio mentre le fibre si spezzavano, controluce”, ha raccontato Brunskill. Tennis Australia ha poi regalato quella foto incorniciata allo stesso Rafter, al momento del ritiro.

Federer e Nadal, la rivalità vista da vicino
Pochi fotografi hanno seguito la rivalità Federer-Nadal dall’inizio alla fine quanto Brunskill, presente sia al primo confronto importante che all’ultimo, in lacrime, alla Laver Cup 2022. Guardando indietro, individua due partite come punti di svolta della loro storia comune.
La prima è la finale di Miami 2005: “Un ragazzino spagnolo vinse i primi due set ed era in vantaggio, ma Roger vinse i tre successivi. Fu il segnale dell’arrivo di Rafa in quel mondo”, racconta. La seconda è la finale di Wimbledon 2008, quando Nadal batte finalmente Federer proprio nel suo territorio più difeso.
Sono partite diventate storia dello sport, ma per chi le ha fotografate restano prima di tutto momenti costruiti dentro una relazione di fiducia lunga anni con gli atleti — la stessa fiducia che gli ha aperto le porte di shooting più intimi e meno concitati di una partita.

Dal campo alla pubblicità
Dal 1997 Brunskill affianca al lavoro editoriale la fotografia commerciale, dirigendo campagne per marchi come Pepsi (relazione lunga oltre diciotto anni), Adidas, Nike, Gillette e American Express. Il passaggio dal bordo campo allo studio pubblicitario non è casuale: la stessa capacità di mettere a proprio agio i campioni durante una partita si traduce, fuori dal campo, in ritratti che richiedono un rapporto di fiducia costruito nel tempo.
Sono gli stessi rapporti a portarlo a fotografare, oltre agli atleti, alcuni tra i volti più noti dello spettacolo internazionale, da Beyoncé a Britney Spears, in un lavoro che si muove costantemente tra sport e cultura popolare.

Uno sguardo che attraversa le epoche
Quello che rende la carriera di Brunskill un caso raro non è solo la durata, ma la continuità: lo stesso obiettivo che ha fissato Sampras e Agassi negli anni Novanta oggi segue Alcaraz e Sinner, con la stessa attenzione al dettaglio e la stessa pazienza per l’attimo che ancora manca. Un promemoria utile per chi fotografa sport da campo: la fiducia con gli atleti si costruisce negli anni, non in una singola giornata di gara, ed è quella fiducia — più della tecnica — a rendere possibili gli scatti che restano.
