Bruce Bennett: cinquant’anni di hockey visti dal bordo ghiaccio
Bruce Bennett ha fotografato oltre 5.700 partite NHL, 46 finali di Stanley Cup e sette Olimpiadi invernali. Nel dicembre 2025 è diventato il primo fotografo mai inserito nella U.S. Hockey Hall of Fame, dopo essere entrato pochi mesi prima nella New York State Hockey Hall of Fame. Cinquant’anni passati quasi sempre nello stesso posto: a livello del ghiaccio, dove si vedono gli occhi dei giocatori.
Da un Kodak Instamatic al bordo ghiaccio
Bennett nasce a Brooklyn e cresce a Levittown, Long Island. La prima macchina fotografica gliela presta il padre a dodici anni, per una gita scolastica allo zoo del Bronx. Qualche anno più tardi, nel 1973-74, sale sulle tribune blu del Madison Square Garden e del Nassau Coliseum a fotografare le partite, spesso senza permesso ufficiale.
Le prime immagini, per sua stessa ammissione, “erano orrende”. Le spedisce comunque per posta a The Hockey News: l’editore gli offre pochi dollari a foto, ed è così che comincia tutto.

Il gol che cambiò tutto
Nel 1981 arriva l’incarico che segna la carriera: Time Magazine lo manda a documentare il 77° gol di Wayne Gretzky in una stagione, record che superava quello storico di Phil Esposito. Quella fotografia sarebbe stata riutilizzata decine di volte nei decenni successivi.
Il rapporto con Gretzky attraversa tutta la carriera di Bennett, dagli ultimi anni della World Hockey Association fino alla leggenda che sarebbe diventato. Una delle immagini più amate resta un bianco e nero: Gretzky diciottenne, negli spogliatoi, ancora un ragazzo magro con il bastone in mano. Eppure, quando gli si chiede quale sia stato il suo soggetto preferito, Bennett non fa il nome di Gretzky: cinquant’anni di ghiaccio insegnano a non affezionarsi a una sola storia.

Vivere al livello del ghiaccio
La posizione di scatto preferita di Bennett non è mai stata quella rialzata, dove si vede tutto lo schema di gioco. Preferisce restare a bordo pista: “A livello del ghiaccio si vedono gli occhi dei giocatori. Si capisce se sono motivati, se sono dentro la partita”, ha raccontato in un’intervista.
È da questa ossessione per la vicinanza che nasce una delle sue innovazioni più citate nell’ambiente: la Net Cam, la telecamera piazzata dentro la porta per catturare l’azione da un’angolazione impossibile da qualsiasi altra postazione. Con il passaggio dalla pellicola al digitale, quella tecnica diventa ancora più efficace, e Bennett la descrive senza mezzi termini: “Aprire la scheda di memoria dopo una partita è come la mattina di Natale”.
Non tutte le posizioni ravvicinate sono state indolori. Nei primi anni al Madison Square Garden, un tiro slapshot di Bryan Maxwell dei Minnesota North Stars gli rompe due costole: un incidente che per anni gli ha causato incubi notturni, prima di tornare comunque a scattare dallo stesso punto.

Una carriera che si misura in numeri
Bennett è stato fotografo ufficiale di quattro squadre NHL nel corso degli anni — New York Islanders, New Jersey Devils, Philadelphia Flyers e New York Rangers — un privilegio raro in uno sport dove la fiducia con le organizzazioni si costruisce partita dopo partita, non stagione dopo stagione.
Nel 2004 Getty Images acquisisce la sua agenzia, Bruce Bennett Studios, insieme a un archivio di oltre due milioni di immagini che risalgono fino al 1900. Bennett entra in Getty come Director of Photography, Hockey Imagery, ruolo che mantiene tuttora. Dieci anni più tardi, nell’aprile 2014, fotografa la sua cinquemillesima partita.
Il primo fotografo nella storia dell’hockey
Quando nel dicembre 2025 viene inserito nella U.S. Hockey Hall of Fame, Bennett è il primo fotografo a ricevere quell’onore — né la Hockey Hall of Fame di Toronto, né quella statunitense, avevano mai premiato prima un fotografo. Lui stesso lo definisce “strano”: guadagnarsi da vivere fotografando hockey è già insolito, dice, ricevere un riconoscimento del genere dopo tutti questi anni lo è ancora di più.
Cinquant’anni dopo quella gita scolastica allo zoo del Bronx, quello che resta è un metodo semplice quanto raro da sostenere nel tempo: restare vicini all’azione, restare fedeli allo stesso sport, e non smettere mai di considerare ogni scheda di memoria come un piccolo regalo.

