Mike Blabac: comporre l’azione come un set, tra skate, moto e motorsport
Mike Blabac è il fotografo che ha trasformato lo skateboard da sottocultura di strada a fenomeno globale, per poi portare lo stesso sguardo su moto, BMX e motorsport. Trent’anni di carriera che si riconoscono non per un singolo scatto, ma per un metodo di lavoro preciso: comporre l’azione come si compone un set, senza mai perdere l’istinto di chi, prima di tutto, skatava insieme agli amici.
Da Lansing al camper di San Francisco
Blabac nasce nel 1973 a Lansing, Michigan, e inizia a skateare a dodici anni, ispirato dalle pagine di Thrasher e TransWorld SKATEboarding. La prima macchina fotografica arriva nel 1987, una Nikon F3 comprata dai genitori a un mercatino: da lì, un laboratorio fotografico improvvisato nella lavanderia di casa, per sviluppare da solo i primi rullini.
A vent’anni si trasferisce a San Francisco, nel pieno dell’esplosione della scena skate anni Novanta. Nel 1994 TransWorld Skate pubblica il suo primo scatto importante. Non è un piano di carriera: “Ero semplicemente fuori a skatare con gli amici. È capitato che avessi una macchina fotografica con me”, racconta Blabac. È da lì che nasce tutto.

Il bianco e nero come linguaggio del momento
Gran parte del lavoro che ha reso Blabac un riferimento arriva da un’epoca in cui la fotografia skate viveva ancora di pellicola e camere oscure, e il bianco e nero non era una scelta estetica a posteriori ma il linguaggio naturale delle riviste che pubblicavano quegli scatti. È in quel bianco e nero che si vede meglio la cosa che conta davvero in uno scatto d’azione: il gesto, non il colore intorno.
Quel rigore visivo resta la cifra riconoscibile di Blabac anche quando il colore prende il sopravvento nella fotografia sportiva contemporanea. Le sue immagini più iconiche funzionano perché tolgono tutto ciò che distrae e lasciano lo skater, la tavola e il momento esatto in cui il trucco si compie.

Comporre l’azione come si compone un set
Guardando la sezione “action” del suo portfolio, la sensazione è quella di trovarsi davanti a inquadrature pensate fin nei minimi dettagli, quasi dei set fotografici costruiti apposta. Non è un’impressione casuale: è il metodo di lavoro dichiarato da Blabac stesso.
“Bisogna mostrare il decollo e l’atterraggio, e poi comporre l’inquadratura per raccontare una storia”, spiega il fotografo. Non basta congelare il trick nel punto più spettacolare: serve costruire l’immagine in modo che chi guarda capisca da dove arriva il gesto e dove sta andando.
Tecnicamente, molti dei suoi scatti più celebri nascono con teleobiettivi spinti a 200mm, diaframmi aperti intorno a f4 e tempi di scatto rapidissimi — scelte che permettono di isolare l’atleta dal contesto e dare peso alla composizione.
Questo approccio spiega perché il lavoro di Blabac funziona tanto nello skateboard quanto negli altri sport d’azione che ha fotografato nel corso della carriera — dal BMX al motorsport, fino al rally. Cambia la disciplina, ma resta identico il principio: l’azione si progetta prima di scattarla.

Chi fotografa motorsport riconosce lo stesso ragionamento dietro una staccata in curva, chi fotografa BMX lo ritrova nel modo di anticipare il punto più alto di un salto. È un metodo trasversale, utile a chiunque documenti uno sport in cui il momento decisivo dura una frazione di secondo.
Meglio studiare prima la traiettoria, poi decidere dove mettersi e con quale obiettivo, invece di rincorrere l’azione con lo scatto continuo sperando di azzeccare il fotogramma giusto.
Sul rapporto con gli atleti, Blabac è altrettanto diretto: quello che conta è l’impegno reale di chi prova il trick, non il risultato perfetto al primo tentativo. “Finché qualcuno ci prova davvero, non mi disturba affatto”, ha raccontato in un’intervista.
Distingue così tra chi si allena sul serio davanti alla macchina fotografica e chi invece recita la parte — un dettaglio che dice molto di come costruisce fiducia con i soggetti prima ancora di alzare la fotocamera.
Gli anni DC Shoes
Dopo un periodo come fotografo di riferimento per Girl Skateboard Company e Chocolate Skateboards, nel 1999 arriva la chiamata che cambia la sua carriera: Ken Block lo contatta per DC Shoes, dove diventa direttore della fotografia skateboard, ruolo che ricopre ancora oggi.
È in questi anni che documenta atleti come Danny Way, Rob Dyrdek e Josh Kalis, portando lo skate su Sports Illustrated, ESPN The Magazine e cartelloni pubblicitari in tutto il mondo — un lavoro che negli anni si allarga naturalmente ad altri sport d’azione seguiti dal marchio, dal motocross al rally.
Quello che resta costante, cambiando disciplina, è il modo di guardare l’atleta: mai un’esecuzione isolata, sempre un gesto dentro un contesto che il fotografo ha già deciso come raccontare prima di premere lo scatto.

Blabac Photo e l’eredità di uno sguardo
Nel 2009 esce “Blabac Photo: The Art of Skateboarding Photography”, libro che raccoglie due decenni di lavoro e che oggi è considerato un testo di riferimento per chi si avvicina alla fotografia skate. Non è un manuale tecnico: è la testimonianza di come uno sguardo onesto — quello di chi skatava prima di fotografare — sia riuscito a raccontare un intero movimento culturale dall’interno.
Vale la pena rivedere il lavoro di Blabac non come archivio nostalgico, ma come lezione di metodo: prima capire il gesto sportivo, poi decidere come inquadrarlo. Funziona per lo skateboard, funziona per qualsiasi sport d’azione ci si trovi a fotografare dal campo.

