Crea il tuo preset Lightroom: il metodo che cambia il workflow dopo un evento sportivo
Dopo un weekend passato a seguire un evento sportivo, la situazione è sempre la stessa: migliaia di foto selezionate, stanchezza accumulata e una richiesta di consegna che non aspetta. Si apre Lightroom, si sviluppano due o tre scatti con cura, e per il resto si preme il tasto automatico sperando che l’algoritmo faccia una media accettabile. Oppure si applica un preset Lightroom già esistente — uno di quelli che non convince mai del tutto — solo perché non c’è più energia per fare di meglio.
Il problema non è la pigrizia. È il metodo. E i preset Lightroom creati su misura per ogni evento sono la soluzione più sottovalutata del workflow fotografico sportivo.
Perché i preset generici non bastano
I preset pronti all’uso — quelli che si scaricano online o che arrivano con Lightroom — sono costruiti su scenari fotografici generici. Un evento sportivo ha condizioni di luce specifiche: uno stadio con illuminazione artificiale mista, un campo all’aperto nelle prime ore del mattino, una palestra con luci al neon. Nessun preset universale può interpretare bene tutte queste situazioni.
Il preset giusto nasce da quella luce, in quel momento. E se si è scattato per ore nello stesso contesto — stessa posizione, stessa luce, stesso bilanciamento del bianco — allora uno sviluppo fatto bene su una singola foto può diventare la base per centinaia di altre.

Un appunto sui profili camera: il punto di partenza
Prima ancora di iniziare lo sviluppo, vale la pena scegliere il profilo camera corretto nel pannello Base — è la fondamenta su cui costruire tutto il resto, e di conseguenza anche il preset Lightroom che ne uscirà.
I profili simulano la resa colore del file JPEG prodotto dalla fotocamera e variano a seconda del produttore. Canon offre profili come Camera Faithful, Camera Standard e Camera Picture Style Landscape — ognuno con una resa cromatica diversa, con il Faithful che tende alla neutralità e lo Standard che spinge leggermente contrasto e saturazione. Sony propone profili come Camera Standard, Camera Vivid e Camera Landscape, con il Vivid che esalta i colori in modo marcato — utile in certi contesti, da usare con cautela sotto luci artificiali. Nikon ha una gamma simile con Camera Portrait, Camera Vivid e Camera Neutral, quest’ultimo ottimo come base neutra per sviluppi più controllati. Fuji è il caso più particolare: i suoi profili replicano le celebri simulazioni pellicola — Provia, Velvia, Astia, Classic Chrome — e per chi scatta con Fuji, scegliere il profilo giusto può già dare una resa cromatica quasi definitiva ancora prima di toccare qualsiasi cursore.
Partire dal profilo più vicino alla resa desiderata semplifica tutto il lavoro successivo e rende il preset ancora più efficace quando applicato in blocco. Meglio definirlo subito e includerlo nel preset, così viene trasferito automaticamente su tutte le foto.
Per approfondire il lavoro sui pannelli colore in Lightroom, dal mixer HSL al Color Grading, questo articolo dal nostro archivio offre un percorso completo.
Il metodo: una foto, mille sviluppi
Il punto di partenza è scegliere con attenzione una foto rappresentativa dell’evento — non la più bella, ma quella più tipica delle condizioni di luce dominanti. Uno scatto fatto nel momento in cui la luce era stabile, nella posizione in cui si è passato più tempo.
Su questa foto vale la pena lavorarci con calma. Non c’è fretta — è un investimento che viene ripagato su tutto il resto della sessione. Meglio spendere un’ora su questo scatto che trenta secondi su ognuno degli altri.

Quando il risultato convince, si salva come preset Lightroom. In Lightroom Classic il percorso è semplice: pannello Sviluppo, menu Sviluppo in alto, poi Nuovo predefinito. Si assegna un nome riconoscibile — meglio includere data e tipo di evento — e si aprirà una finestra con l’elenco completo dei parametri trasferibili.
Quali parametri includere nel preset
È qui che molti fotografi si fermano incerti. La lista è lunga e la tentazione è di selezionare tutto — ma non sempre è la scelta giusta.
Quasi sempre da includere:
- Profilo camera — la base cromatica dell’intero sviluppo
- Bilanciamento del bianco — fondamentale sotto luci artificiali fisse; da valutare con cautela se la luce cambiava durante l’evento
- Esposizione, contrasto, luci, ombre, bianchi, neri — il cuore dello sviluppo tonale
- Curva di tono — se è stata modificata in modo significativo, va inclusa
- HSL e colore — se si è lavorato su tonalità specifiche, come il verde del prato o il colore delle maglie
- Riduzione rumore e nitidezza — utile se tutte le foto sono state scattate con lo stesso ISO; da escludere se l’ISO variava molto
- Correzioni ottiche — profilo obiettivo e rimozione aberrazione cromatica, se si è usato un solo obiettivo per tutto l’evento
Quasi sempre da escludere:
- Ritaglio e rotazione — correzione individuale, non ha senso trasferirla
- Rimozione macchie — idem, ogni foto ha le sue
- Correzioni locali — pennello, filtro graduato, radiale restano sempre personali
- Geometria e trasformazione — salvo casi particolari legati all’obiettivo
La regola pratica è semplice: si includono i parametri che dipendono dalla luce e dall’attrezzatura, si escludono quelli che dipendono dal singolo fotogramma.

Applicarlo in blocco: il momento in cui tutto cambia
Una volta creato il preset Lightroom, si torna alla libreria. Si selezionano tutte le foto scattate nelle stesse condizioni di luce — non necessariamente l’intera sessione, ma il blocco omogeneo — e si applica il preset con un clic. Lightroom lo distribuisce su tutto il gruppo in pochi secondi.
Il risultato non sarà perfetto su ogni singola foto, ma sarà coerente e già a un livello ben superiore all’automatico. Da qui, le foto che richiedono un ritocco aggiuntivo si identificano rapidamente e si correggono in pochi secondi ciascuna. Per chi vuole fare un ulteriore passo avanti, il lavoro con le maschere — di luminosità, di soggetto, radiali — permette di finalizzare ogni scatto in modo più preciso. Ma il preset ha già fatto la parte più pesante del lavoro.

Quanti preset tenere
Non serve costruire una libreria infinita. Bastano pochi preset Lightroom ben calibrati: luce naturale diurna, luce artificiale da stadio, luce mista, luce bassa da palestra. Con quattro o cinque preset costruiti nel tempo su eventi reali, il workflow post-produzione cambia radicalmente.
L’obiettivo non è sostituire lo sviluppo foto per foto — è ridurre il tempo medio per scatto senza sacrificare la coerenza. Un evento da 1.266 foto, come il Milano Rugby Festival 2026, non richiede 1.266 sviluppi individuali. Richiede un buon preset Lightroom, fatto bene, fatto una volta sola.
Approfondimenti sulla post-produzione
Lightroom è uno strumento potente, ma il workflow non finisce con i preset. Dal colore alla selezione delle immagini, dall’editor RAW alternativo alla gestione cromatica per sport diversi, dall’archivio di SPORTSHOTS:
- Lightroom e la gestione del colore: i pannelli che cambiano i tuoi scatti — Tone Curve, Colour Grading e Camera Calibration spiegati per fotografi sportivi
- Gestire il colore nei diversi sport — come affrontare il verde del campo, il blu della piscina e le luci miste in palestra
- Fotografia sportiva in RAW: perché non puoi farne a meno — il formato di partenza che rende ogni preset più efficace
- RapidRAW: un editor RAW gratuito che vale la pena tenere d’occhio — per chi vuole esplorare alternative a Lightroom
